Democrazia elettronica pensa contributo che le tecnologie digitali possono dare alla macchina democratica. Noi troviamo la codificaizone di questo concetto nel diritto positivo, scritto nella legge, nell’articolo 9 della amminsitrazione digitale, come carta di citadinanza digiatle, parti di cui si compone questo codice che precvede che venga promossa la partecipaizone dei cittadini (soprattutto per chi risiede all’estero). Il legislatore sa che l’attività bisogna andare a favorire la pratecipazione dei cittadini in tutti i modi. Abbiamo anche un problema di controllo democratico, ovvero i governanti possono verificare che cosa facciano i loro rappresentanti. Tutto ciò presuppone un effettivo inclusione digitale per gestione migliore del caso del digital divided.
In che strumenti si va a concretizzare la democrazia elettronica:
Abbiamo una comunicazione della CE 2030 Digital Compass. the European way for the Digital Decade. Tra gli obiettivi abbiamo quello di garantire la vita democratica accessibile online per tutti quanti. Non è vincolante, ma fa parte di una visione sovra nazionale che viene promossa. Teniamo conto che questo è una realtà nelle società di capitali da anni (il voto elettronico).
Come potremmo implementare un sistema di voto elettronico all’interno del nostro paese?
L’articolo 48 della costituzione ci parla del diritto di voto e di 4 sue caratteristiche. Il voto deve essere:
Sono due coppie di endiadi
Ci sono diverse fasi nel procedimento elettorale. Noi ci soffermiamo su due fasi:
Prima della votazione abbiamo il procedimento elettorale preparatorio. Deposito del contrassegno (simbolo), deposito dei nomi dei candidati, serve tutto per prepararsi alla votazione, fase in cui l’elettore esprime il proprio voto. La fase dello scrutinio è la fase successiva in cui gli uffici preposti prendono i voti che sono stati espressi e fanno i loro conteggi. Sulla base dei voti + meccanismo stabilito si stabiliscono i seggi. Quale sarebbe il tema per cui si è tornati a parlare del voto elettronico? In una fase se ne era parlato molto, ma poi era stato dimenticato. Come ipotesi fine ottocento, poi ci sono state varie prove e sperimentazioni perché i risultati non ebbero bei risultati, ma con la pandemia è tornato in voga il discorso. Tutto questo nasce dal fatto che questo si disciplinato da una legge degli anni 1950, dpr 361/1957 (sarebbe in realtà un dlgs, ma fino al 1988 il dlgs erano segnati come dpr) → legge elettorale. E’ stato modificato ovviamente molte volte, ma si modifica sempre la parte della assegnazione dei seggi, mentre il modo della votazione non sono mai state alterate! Quindi in realtà è fortemente anacronistico a partire da come è pensato: come mai si vota di domenica? Perché pochi lavoravano, ma pochi e chi non lavora può stare a casa. Si sceglieva la scuola elementare perché sicuramente è l’edificio più capillare anche nelle diverse frazioni. Nel 1957 non si considerava nulla in termini informatici. Potremmo fare delle votazioni senza aver alcuno strumento elettronico. Dobbiamo fare una distinzione tra home vote. Ad oggi possiamo avere posti elettronici in cui votare ma che siano presidiati. Mentre home vote facciamo praticamente tutto da casa. Il voto presidiato anche se tutto online, è molto discusso. Probabilmente è molto discutibile perché contrasta con il requisito della personalità del voto, come faccio a dire che sia effettivamente libero. E’ impossibile andare a garantire questi requisiti. Per cui oggi ci sta concentrando solamente sul voto elettronico ma di tipo presidiato, andando a sostituire la scheda cartacee ma con un dispositivo che permetta di andare a votare comodamente.